Emergenza Covid-19. Quali Conseguenze per il Settore Immobiliare?

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Roma – (Di Alessandro La Spina) Quali saranno le conseguenze del Covid-19 nel settore dei beni immobili? È una domanda che si pongono in tanti, considerato che il giro di affari generato da questo comparto, soprattutto nelle grandi aree metropolitane del nostro paese, è sempre stato più che ragguardevole. Stando a quanto si apprende da un estratto del “Primo Rapporto 2020 sul Mercato Immobiliare”, pubblicato da NOMISMA, apprezzata società di consulenza con sede in Bologna, anteriormente all’insorgere della pandemia «nonostante un contesto fragile e in arretramento, il clima di fiducia delle famiglie è comunque positivo. I tassi di interesse sono straordinariamente bassi, un elemento di conferma rispetto alle condizioni di indebitamento della domanda che continua ad affacciarsi sul mercato. I mutui calano leggermente in termini di importo erogato, a vantaggio di compravendite con maggiore liquidità». Tali presupposti fanno sì che l’Italia riesca, nonostante alcuni punti deboli, a chiudere il 2019 in maniera positiva, con un record di transazioni immobiliari pari a 12 Mld. di Euro, risultato che non viene compromesso dalla leggera inversione di tendenza avutasi nel primo trimestre di quest’anno. Ma con l’esplosione del Coronavirus ed il conseguente lockdown deciso dal Governo per far fronte all’emergenza sanitaria, lo scenario è destinato a mutare in maniera considerevole. Nel Rapporto si sostiene che «Il nemico più pericoloso per l’economia è quello che ancora non si è manifestato, l’impoverimento che scaturirà come effetto indotto dall’inazione coatta. Per questo, un ruolo decisivo è chiamato a svolgerlo la finanza, che dovrà necessariamente esercitare un sistematico sostegno di una domanda di credito inevitabilmente più fragile». Secondo l’AD di NOMISMA, Luca Dondi, la possibile evoluzione del settore per il 2020, può essere riassunta da due scenari ipotetici (definiti “Soft” e “Hard”), i quali, pur presentando diverse intensità, hanno in comune la medesima caratteristica, identificabile nell’andamento recessivo del mercato, situazione destinata a protrarsi anche nel 2021. Nell’anno in corso «le compravendite nel comparto residenziale subiranno un calo molto brusco, con la perdita di quasi 50.000 operazioni nello scenario soft e di quasi 120.000 in quello hard. Stesso crollo drammatico è previsto per gli investimenti Corporate: ipotizzando i due scenari, nel 2020 queste perderanno 2,6 mld e 5,8 mld di euro». Con riguardo ai prezzi dei beni immobili, per il prossimo triennio si prevedono flessioni medie comprese tra il -3% e il -10%, in leggera attenuazione nel 2022. Questi dati evidenziano il tributo pesantissimo che il settore dei beni immobili è destinato a pagare una volta passata l’emergenza, nonostante la capacità di adattamento da esso mostrata alle prime avvisaglie della timida congiuntura economica registratasi nel periodo precedente all’attacco pandemico. 

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