Emergenza Covid-19 – La pandemia arretra timidamente, ma non è giunto il momento di rilassarsi

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Roma – (di Alessandro la Spina) Pur mostrando alcuni segni di arretramento, il Covid-19 è ancora ben presente nelle nostre vite quotidiane, con numeri che destano le preoccupazioni di governanti e scienziati in tutto il pianeta. Secondo i dati pubblicati dalla John Hopkins University, il virus presenta una circolazione abbastanza diffusa, facendo registrare un totale, a livello mondiale, di circa 2 milioni di casi e 150.000 decessi. Gli Stati Uniti continuano ad essere il paese più colpito, con 680.000 persone contagiate dall’inizio dell’emergenza e 34.000 morti. Il Presidente Trump si mostra comunque ottimista, ventilando la possibilità di riaprire almeno quelle aree in cui la situazione sembra essere sotto controllo. Sebbene l’ultima parola spetti ai Governatori, le linee guida illustrate dalla Casa Bianca prevedono tre fasi di allentamento delle misure restrittive, la prima delle quali consiste nella condizione che si verifichi, nei diversi Stati, un calo dei contagi e dei ricoveri per 14 giorni consecutivi. Quelli che soddisfano tali requisiti possono subito tornare alla normalità, mentre per altri, come lo Stato di New York, bisognerà aspettare. In Cina, le autorità sanitarie hanno dovuto rivedere al rialzo i numeri ufficiali relativi alla città di Wuhan. Dopo aver effettuato nuovi e più dettagliati controlli, è stato necessario aumentare di altre 325 unità il totale delle persone infettate dal virus (che raggiunge, così, quota 50000) e di altre 1290 quello dei decessi, la cui cifra complessiva si attesta a 3869. L’Europa, come da ormai consolidata tradizione…. procede in ordine sparso. Il trend discendente registratosi nelle ultime settimane fa ben sperare, ma il numero di morti è ancora troppo alto, tanto da far sostenere all’OMS come non sia possibile, almeno per il momento, parlare di un “generalizzato” allentamento delle restrizioni. La Germania è riuscita a contenere il tasso di contagio intorno allo 0,7 %, un dato che le permette di poter annunciare con moderata tranquillità l’avvio della  “fase 2”, quella della ripartenza economica e della convivenza con il virus in attesa di un vaccino. Più indietro la Gran Bretagna, dove i casi diagnosticati hanno superato quota 108.000, generando la preoccupazione dell’Esecutivo e la presa di posizione del Sindaco di Londra, Sadiq Khan, secondo cui sarebbe opportuno prevedere l’utilizzo di mascherine protettive per tutte le persone che escono di casa. Pur con diverse sfumature, Italia, Spagna e Francia presentano una analoga parabola dell’epidemia, che mostra evidenti segni di arretramento del virus i quali non autorizzano, comunque, a facili ottimismi. Negli ultimi giorni stiamo assistendo ad un acceso dibattito sulle modalità con cui, a partire da Maggio, si dovrebbe giungere all’allentamento delle misure restrittive nei confronti della popolazione e alla riapertura di tante aziende ancora chiuse. Significativo, in proposito, l’esame dei presupposti necessari a far ripartire il settore del turismo, nonostante i dubbi generati dalle concrete possibilità che gli operatori avranno di adattarsi alle regole sul distanziamento sociale e sugli accessi contingentati a bar, ristoranti, alberghi, stabilimenti balneari ecc.. Da segnalare, infine, l’allarme riguardante il continente africano, lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le diagnosi da Covid-19 sono aumentate, nell’ultima settimana, del 51%, mentre il numero dei morti ha subito un balzo del 60%. Una situazione che fa tremare i paesi euro-mediterranei, esposti al pericolo d’importazione di nuovi casi, in concomitanza con la ripresa dell’immigrazione verso i porti italiani o spagnoli, solo per citarne alcuni, a partire da inizio estate.

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