Un giardino pensile per salvaguardare il quartiere romano di età imperiale scoperto nell’area della “villa delle svastiche”

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Taormina – Un giardino pensile, a gradoni, per salvaguardare il quartiere romano di età imperiale scoperto nell’area della villa delle svastiche. È questa l’idea progettuale di cui si sta discutendo in questi giorni e che rappresenta il possibile futuro di una delle scoperte archeologiche uniche della Sicilia. Sotto un campo da tennis, in terra battuta, dell’albergo “Villa San Pancrazio”, sono emersi, appunto, anni addietro, i resti di alcune domus residenziali dotate di pitture e mosaici riproducenti, appunto, svastiche ed un fauno. Il nuovo piano di intervento, che in questa fase resta, comunque solo nella sfera delle ipotesi, è stato annunciato dalla proprietà della “Luxory Collection” diretta da Salvatore Branca che ha già speso di tasca propria ben 500mila euro per un’imponente azione di recupero degli antichi reperti. Il nodo da sciogliere è quello di dove posizionare i pilastri su cui poggiare il giardino sopraelevato in pieno stile “babilonese”. Appare dimenticato, invece, il progetto di realizzare uno splendido giardino in mezzo ai reperti che possa essere al tempo stesso zona aperta al pubblico e di pertinenza della struttura alberghiera. Il tutto è emerso nel corso di un’interessante incontro esplicativo alla presenza, inoltre, di Roberto D’Andrea, direttore dei lavori, Lorenzo Campagna responsabile scientifico per la ricerca archeologica dell’Università di Messina, Alessio Toscano Raffa del “Cnr ibam Catania” coordinatore dell’attività di scavo che si sta svolgendo sotto la giurisdizione della Soprintendenza di Messina, diretta da Orazio Micali e coordinata da Gabriella Tigano dirigente sezione archeologico. Ha preso parte all’appuntamento anche il sindaco, Mario Bolognari, che da alto dirigente universitario ha seguito direttamente gli scavi, alcuni componenti della Giunta e numerosi consiglieri comunali. “Quello dei giardini pensili – ha detto Bolognari – è un progetto interessante per salvaguardare, in maniera definitiva, gli scavi”. Attualmente le ricerche sono ancora in corso e sono stati impegnati studenti di Messina, Padova, Venezia, Milano, Catania, Enna, Atene, Salonicco, Siviglia e Roma. Si conta di completare le opere entro quattro anni. “Le domus romane – ha spiegato Campagna – furono usate fino al periodo bizantino, quest’anno sono state scoperte anche tombe dell’ottavo e nono secolo, quando la zona, cioè, venne adibita ad altro uso. Il lembo di cimitero è collegato con il tempio poi diventato chiesa di San Pancrazio. È importante rendere fruibile l’area al pubblico”. È in corso, adesso, la quarta campagna di scavi. Il primo scavo è iniziato nel 2015. Ci sono già oltre novanta richieste di studenti universitari, provenienti dalle più disparate località internazionali, che vogliono partecipare agli scavi. Un’esperienza unica in Sicilia.

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