Spesometro inutile per combattere l’evasione, “Aiace”,  associazione dei commercialisti italiani vuole intentare azione legale per violazione privacy.

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Taormina – “Spesometro assolutamente inutile per combattere l’evasione fiscale”.

L’allarme è stato lanciato da Giuseppe Sparta, presidente nazionale dell’associazione “Aiace”, associazione dei commercialisti italiani che vanta circa diecimila iscritti in tutta la penisola.

“In questi giorni si è sentito parlare molto di spesometro – sostiene Spartà – delle proroghe  e della possibilità di non applicazione delle sanzioni. Ma il problema è serio molto più serio di quello che si vuol far credere. Partendo dalla razio stessa dell’adempimento, pensato come mezzo per contrastare l’evasione. L’evasore, quello vero, non fattura, non invia comunicazioni o spesometro, almeno per la parte evasa. Con l’attuazione della nuova norma si cerca solamente di rastrellare liquidità e la si cerca proprio dove non c’é, perché l’impresa, il lavoratore autonomo, il professionista che presenta la dichiarazione iva o la comunicazione della liquidazione iva con mancati versamenti, non è masochista, semplicemente,  quei soldi non li ha, magari proprio perché l’Amministrazione Pubblica non gli ha pagato le fatture”.

Una situazione paradossale che lascia esterrefatti i commercialisti che chiedono interventi immediati da parte del governo.

“A che serve il ravvedimento lungo o lunghissimo, se non possiamo usufruirne? – prosegue Spartà –  Ma veniamo al fatto gravissimo oggetto di questa riflessione: i dati inviati da ogni intermediario o contribuente che può accedere al sistema sono stati fino a quando non è emerso il problema alla mercé di tutti, potevano essere visionati copiati, addirittura modificati, alla faccia della tanto sbandierata privacy. Sogei dichiara che non c’è stata violazione informatica da parte di hacker e che il problema è dei software gestionali!!!!

In  via preventiva,  a tutela di professionisti e contribuenti, Aiace sta valutando l’opportunità  di intentare un’azione legale, anche collettiva, finalizzata al risarcimento  del possibile danno derivante da violazione  della privacy (art. 24-bis D.Lgs 231/01).

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