Raid che ha cancellato il murale di Carola Rackete, l’avvocato Perdichizzi spiega le ragioni del suo “atto di indignazione”

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Taormina – Un’azione di protesta ha cancellato il murales di Carola, il comandante “santificato” da una realizzazione di Tvboy, sulla via Crocefisso. L’avvocato, Pippo Perdichizzi, ha spiegato le ragioni del suo gesto. “E’ stato solo un atto di indignazione. Abbiamo fatto un’azione per la legalità – spiega, appunto, Perdichizzi – e abbiamo affisso, tra l’altro, un manifesto e siamo stati per questo aggrediti. Nulla da dire sugli altri due murales che sono una rispettabile espressione artistica, diverso è il discorso per il murales che invece ritraeva la Rackete. Bisognerà indignarsi adesso non perché un murales è stato cancellato ma di fronte a chi vorrebbe santificare, nel caso specifico, persone accusate di aver messo a rischio la vita delle Forze dell’Ordine, strumentalizzando l’argomento dei rifugiati per motivi di lotta politica. Non è ammissibile che in un Paese civile l’apologia di reato e il favoreggiamento morale verso chi ha violato le norme dello Stato e i confini dell’Italia diventino tema di un’espressione artistica. Il delitto non è arte”. “Il nostro pensiero – ha aggiunto Perdichizzi -va alla Guardia di Finanza, ai militari che stavano rischiando la vita come la rischiano ogni giorno tutti gli uomini in divisa e tutte le forze di polizia per difendere i cittadini. Quel disegno era, a nostro avviso, anche un’espressione irriguardosa verso la Procura di Catania che ha impugnato l’ordine di scarcerazione emesso dal giudice verso la Rackete”.

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