La popolazione italiana cala, quella siciliana emigra, ci salveranno Turismo e Agricoltura?

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Palermo – (Di Giovanni Emmi) La popolazione italiana cala, quella siciliana emigra, ci salveranno turismo e agricoltura?

La Sicilia sta affrontando una significativa trasformazione demografica, con impatti profondi su società ed economia. I dati ISTAT pubblicati nel 2023 evidenziano tre tendenze chiave: la decrescita della popolazione residente in Italia, un’intensa emigrazione dalla Sicilia sia all’interno del paese che all’estero, e una marcata emigrazione di giovani, molti dei quali laureati.

In particolare nel 2021, si è registrato un aumento della mobilità interna con oltre 1 milione di trasferimenti, e un incremento delle immigrazioni dall’estero, mentre le emigrazioni hanno mostrato una leggera diminuzione. Il Mezzogiorno, inclusa la Sicilia, ha perso circa 525mila residenti nel decennio 2012-2021, principalmente a favore del Centro-nord. Si evidenzia inoltre un aumento del 40% nelle immigrazioni di cittadini stranieri dall’Africa e dall’Asia, ma una diminuzione del 21% nei giovani laureati che emigrano rispetto all’anno della pandemia.

Un aspetto allarmante di questa emigrazione è che riguarda principalmente i giovani, in particolare quelli con un’istruzione superiore. Nel 2021, un terzo degli emigrati italiani aveva un’età compresa tra 25 e 34 anni, e più di 14mila di questi giovani erano in possesso di una laurea o di un titolo superiore. Questa “fuga di cervelli” non solo impoverisce la regione in termini di capitale umano, ma rappresenta anche un ostacolo significativo al suo sviluppo economico e sociale.

Politiche economiche attuali in Sicilia

Nel tentativo di rispondere alle sfide demografiche e economiche, le politiche attuali in Sicilia sembrano incentrarsi prevalentemente su due settori specifici: il turismo e l’agricoltura. Questa scelta riflette una certa continuità con il passato, considerando il ruolo storico e la rilevanza economica di questi settori per l’economia regionale. Tuttavia, emerge una questione critica: possono davvero turismo e agricoltura fungere da motori principali per il rilancio economico della Sicilia?

Non cambia la sostanza con altre agevolazioni nazionali, destinate al Sud e alla Sicilia, come le misure della Zona Economica Speciale (ZES) del Sud. Queste agevolazioni si concentrano su incentivi per immobili e macchinari, utili per il rilancio della politica industriale, ma anche in questo caso, probabilmente non decisivi per uno sviluppo moderno della nostra regione.

Il contrasto con le tendenze globali è evidente. Mentre il mondo sviluppato investe massicciamente in innovazione e nel capitale umano, la Sicilia sembra rimanere ancorata a un modello economico più tradizionale. Questa discrepanza solleva dubbi sull’efficacia a lungo termine delle strategie attuali, anche al fine di frenare l’abbandono della nostra regione.

A livello globale, il terziario avanzato e tecnologico rappresenta il principale motore economico, generando la maggior parte del PIL nei paesi sviluppati. In Sicilia, invece, la tendenza sembra essere quella di continuare a investire prevalentemente in agricoltura  e industria il rischio è quello di creare un modello di sottosviluppo permanente, una tara sul futuro della Sicilia e del suo territorio.

Il mondo sviluppato e l’innovazione

Per invertire il trend di sottosviluppo e incentivare lo sviluppo economico, la Sicilia deve riorientare le sue priorità politiche ed economiche. Questo implica un maggiore investimento in settori ad alto potenziale di crescita, come la tecnologia e l’innovazione, anziché limitarsi a settori tradizionali, agricoltura, industria tradizionale e artigianato.

La Sicilia deve abbracciare la modernizzazione e la tecnologia per rimanere competitiva a livello globale. Questo include l’aggiornamento delle infrastrutture, l’incoraggiamento dell’innovazione nelle imprese locali e la promozione di un ambiente favorevole allo sviluppo di startup tecnologiche. Diventa centrale la formazione di competenze sulle quali si dovrebbe investire sempre più per creare quella cultura digitale diffusa di cui beneficeranno non solo i settori del terziario tecnologico e avanzato ma anche i settori primario e secondario, che rappresentano la spina dorsale dello sviluppo.

Un’istruzione di qualità è essenziale per preparare i giovani siciliani alle sfide del mercato del lavoro moderno. Ciò implica un rafforzamento dei programmi di studio nelle università, con un focus su discipline STEM e competenze digitali, e il potenziamento degli ITS per fornire una formazione tecnica e professionale di alto livello.

La soluzione dell’innovazione e il ruolo fondamentale degli ITS

Gli ITS Academy offrono un’opportunità unica per la Sicilia di formare “super-tecnici” altamente specializzati. Questi istituti, riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione e equivalenti a un titolo di studio di 5° livello EQF, rappresentano un canale formativo di eccellenza, focalizzato su corsi post diploma della durata di 4 semestri.

Ogni ITS Academy è gestito da una Fondazione che coinvolge istituti tecnici, università e imprese del settore di riferimento. Questa stretta collaborazione garantisce che la formazione offerta sia strettamente allineata con le esigenze del mondo del lavoro, assicurando un’istruzione pratica e direttamente applicabile.

Il modello formativo degli ITS pone un forte accento sull’inserimento nel mondo del lavoro. I corsi combinano la docenza teorica con una significativa componente pratica (“formazione on the job”), che per regolamento ministeriale deve costituire almeno un terzo del monte ore complessivo del percorso formativo. Ciò significa che gli studenti acquisiscono non solo conoscenze teoriche ma anche competenze pratiche direttamente applicabili nelle realtà produttive.

Il coinvolgimento diretto delle aziende nella formazione degli ITS Academy ottimizza l’uso delle risorse dedicate all’istruzione. La partecipazione delle imprese non solo in termini finanziari ma anche attraverso la docenza e la formazione pratica assicura un elevato livello di aderenza tra gli obiettivi formativi e le reali necessità del mercato del lavoro.

Un nuovo approccio per la Sicilia: il distretto dell’Etna Valley

Il modello di sviluppo adottato nell’Etna Valley, situata nella Sicilia orientale, offre un prezioso esempio di come l’innovazione e la tecnologia possano essere i motori di una crescita sostenibile e dinamica. Questo approccio potrebbe rappresentare una chiave di volta per il futuro economico dell’intera regione. 

Si tratta di un vivace distretto tecnologico, dove la crescita del numero delle imprese innovative negli ultimi anni testimonia un cambiamento significativo nel tessuto economico locale. Questo modello si basa su un ecosistema che integra ricerca, sviluppo e imprenditorialità, creando un ambiente ideale per l’innovazione.

Il successo del modello può essere attribuito a diversi fattori chiave: la stretta collaborazione tra università e industria, l’investimento in settori tecnologici all’avanguardia e la promozione dell’Open Innovation. Questo modello può essere replicato in altre aree della Sicilia, sfruttando le peculiarità locali e adattandolo alle specifiche esigenze e risorse di ciascuna zona. Mettendo al centro, magari, lo sviluppo sostenibile, investimenti in tecnologie pulite, energie rinnovabili e soluzioni per l’efficienza energetica sono esempi di come l’innovazione possa contribuire alla crescita economica, rispettando al contempo l’ambiente.

Adottando un modello simile a quello dell’Etna Valley, la Sicilia nel suo insieme può sperimentare una trasformazione economica e sociale. L’investimento in aree tecnologiche non solo genera opportunità di lavoro, ma può anche aiutare a invertire il trend di emigrazione, soprattutto tra i giovani e i laureati. 

Creare una sinergia tra tradizione e innovazione e promuovendo la crescita di questi ecosistemi, superando un modello di sottosviluppo incentrato su settori deboli dell’economia, come l’agricoltura e l’industria come centrali per lo sviluppo e investendo tempo, risorse e formazione sulla crescita delle competenze digitali. 

Saranno queste le competenze che faranno crescere l’economia, anche nei settori dell’industria e dell’agricoltura e non viceversa. Il prossimo futuro vedrà una crescita esponenziale dei servizi avanzati in tutti i settori. L’introduzione di sistemi di robot e intelligenza artificiale potrà contribuire a colmare il gap di molte economie emergenti con le economie trainanti dell’economia. Perdere l’ennesimo treno e restare ancorati allo stesso modello post unità d’Italia, probabilmente, non fermerà l’emorragia di giovani di talento.

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