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Palermo – L’anno in corso è iniziato da poco e si (ri)torna a parlare di “siccità” e del, conseguente, rischio socio-economico per tutte le attività zootecniche ed agricole che
ruotano attorno all’apporto idrico.
Già a partire dal mese di febbraio c.a. la Coldiretti denunciava il crollo delle precipitazioni (- 43%) rispetto alla media stagionale nella Sicilia Nord Occidentale al punto di sollecitare un razionamento delle risorse idriche nel palermitano e a dichiarare lo stato d’emergenza per la crisi idrica al Consiglio dei Ministri. E’ indubbio che nell’ultimo decennio in tutta la penisola le precipitazioni piovose siano state molto inferiori alla media stagionale, fino a toccare punte massime del 47% in meno nella media degli apporti idrici, provocando periodi lunghi di temperature calde e campi aridi in molte zone d’Italia, Sicilia inclusa. Le previsioni per l’anno in corso, secondo la Coldiretti, non sono rassicuranti. Se nei rilievi alpini del Nord Italia si sono registrate abbondanti nevicate che fan ben sperare in un apporto idrico nei prossimi mesi nei territori a valle, dato dallo scioglimento delle nevi, così non è nel Centro e Sud Italia, dove si son registrate un -31% di precipitazioni nella stagione umida, oramai al termine. Il considerevole calo di piovosità, dovuto sì ai cambi climatici, produrrà effetti pesanti sull’agricoltura e la zootecnia italiana con danni economici. Si stima siano poco superiori ai 10 miliardi di euro. In Sicilia l’emergenza siccità è già presente. L’Unione Allevatori Sicilia ha reso noto dati preoccupanti. Gli allevatori siciliani hanno sfilato nel capoluogo siciliano, lo scorso 20 febbraio in corteo di protesta da Piazza Marina fino al Palazzo della Prefettura. A causa della perdurante siccità un milione e 125 mila animali (bovini ed ovini) stanno morendo di fame perché scarseggiano foraggio e fieno da soccorso. Gli allevatori da una parte e gli agricoltori dall’altra denunciano il mancato pagamento di AGEA (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) sulle misure del Piano di Sviluppo Rurale Sicilia 2014-2020 e chiedono lo sblocco dei pagamenti comunitari che ammontano a 57 milioni di euro non corrisposti da tre anni (35 milioni per le aziende biologiche e circa 22 milioni alle aziende montane per le indennità compensative). Per quanto il Governo Musumeci si sia detto pronto ad intervenire e il Premier Gentiloni gli ha concesso poteri speciali per affrontare l’emergenza idrica, circoscritta all’area del palermitano, da Roma ancora giungono silenzi in merito. Il rischio di chiusura delle aziende zootecniche, con derivante soppressione dei capi di bestiame come carne da macello e terreni agricoli perché aridi è molto alto. Secondo i dati dell’associazione “Unione Allevatori Sicilia” sono 18 mila le aziende zootecniche e agricole in sofferenza al punto tale che si è richiesto l’intervento della Protezione Civile. La scarsità di precipitazioni dell’ultimo anno fanno presagire, e temere, i picchi di siccità avuti nel 2002. In tutta l’Isola, soprattutto nel nord e centro della regione, lo scarso apporto pluviometrico è fonte di preoccupazione per le riserve idriche siciliane.E l’area dello Stretto di Messina? Data la posizione geografica, l’area tirrenica ed jonica del messinese, è una zona “felice” rispetto al resto della Sicilia.  Qui si registrano maggiori precipitazioni piovose per lo scontro delle correnti fredde e miti che attraversano lo Stretto, formando più umidità e temporali rispetto ad altre zone siciliane. Ma è una felicità, per così dire, che non basa su solide certezze. Le piogge degli ultimi mesi nel messinese hanno sì permesso di superare i livelli di siccità che nel resto dell’Isola, ma è altresì vero che l’acqua caduta è andata sprecata perché non è stata raccolta. Assenti sono, infatti, le infrastrutture atte al raccoglimento idrico e sfruttamento dell’acqua piovana. Ed arriviamo così al nocciolo della questione: in Sicilia l’acqua (piovana) si spreca! Mancano gli invasi ove servirebbero oppure il malfunzionamento delle dighe e delle condutture sono numerosi, mentre si registrano vergognosi ritardi negli interventi di ultimazione dei lavori o di bonifica post frane alluvionali. Le dighe in Sicilia sono nove: Ancipa, Blufi, Pietrarossa e Gibbesi, Villarosa, Furore, Olivo, Disueri e Garcia. Pur avendo possibilità di raccolta e sfruttamento delle acque, non solo piovane, e chilometri di condutture idriche, l’Isola è in perenne emergenza siccità. Emblematica è la situazione in cui versa l’area palermitana da anni. Gli invasi Piana degli Albanesi, Rosamarina, Poma e Scanzano,  che dovrebbero garantire l’approvvigionamento idrico per il capoluogo e le zone limitrofe, sono in perdurante malfunzionamento. Nelle ultime settimane la città di Palermo ha scongiurato il paventato rischio di turnazione dell’acqua. Le precipitazioni piovose di questi giorni hanno riempito gli invasi, ma l’emergenza siccità rimane, soprattutto in quelle zone dove la rete idrica non è stata rimodernata. L’acqua, infatti, non arriva tutti i giorni. La città di Palermo e la Regione, insieme all’AMAP S.P.A (gestore del servizio idrico integrato in 35 Comuni della Citta Metropolitana di Palermo), sono allo studio degli interventi strutturali da apportare per far fronte all’emergenza siccità, mentre si punta all’installazione di dissalatori alimentati ad energia alternativa. Al fronte di questa soluzione per l’Isola si prevedono numerosi investimenti, per milioni di euro, e studi nel settore. Un esempio è dato dall’ultimo studio svoltosi a Napoli sul dissalatore di Lipari. Il convegno dal titolo “L’emergenza idrica e la dissalazione dell’acqua marina: impatti e normativa” organizzato da Idroambiente e associazione Marevivo, ha approfondito le tematiche sugli impatti e sulla sostenibilità di questi impianti nell’Isola. Secondo un recente studio svedese, lo Stockholm International Water Institute (Siwi), la crisi idrica globale nel 2030, potrà interessare un abitante su due. Vale a dire che la penuria d’acqua interesserà il 47% della popolazione mondiale. La Sicilia diviene, suo malgrado, un laboratorio di studio per affrontare la crisi idrica e apportare dati utili al fine di gestire, superare, le emergenze globali dovute alla siccità.

Rosa Anna Salsa

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LUOGHI ABBANDONATI https://aiacepress.it/luoghi-abbandonati/ https://aiacepress.it/luoghi-abbandonati/#respond Sat, 24 Feb 2018 14:21:21 +0000 https://aiacepress.it/?p=3698 CIAO MARILA, COSA HA SVILUPPATO IL TUO INTERESSE VERSO QUESTO PROGETTO FOTOGRAFICO? COSA TI HA SPINTA A SCEGLIERE QUESTI LUOGHI? Le mie esplorazioni per luoghi abbandonati partono da una passione che ho sempre nutrito nei confronti dell’arte e dell’architettura. Gli scenari che hanno un legame con la mia professione sono per me delle vere fonti […]

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CIAO MARILA, COSA HA SVILUPPATO IL TUO INTERESSE VERSO QUESTO PROGETTO FOTOGRAFICO? COSA TI HA SPINTA A SCEGLIERE QUESTI LUOGHI?

Le mie esplorazioni per luoghi abbandonati partono da una passione che ho sempre nutrito nei confronti dell’arte e dell’architettura.

Gli scenari che hanno un legame con la mia professione sono per me delle vere fonti d’ispirazione.

In un periodo in cui si parla tanto di rigenerazione urbana, ho voluto intenzionalmente smuovere l’argomento e la collettività utilizzando proprio la fotografia come linguaggio.

Ex fabbrica di liquirizia – Gela

LE TUE IMMAGINI HANNO UN CARATTERE DI DENUNCIA O VOGLIONO COMUNICARE QUALCOS’ ALTRO?

Il mio progetto fotografico intende sollevare la questione dei luoghi abbandonati che perdono piano piano la loro identità lasciando spazio a scenari tristi e desolanti ai quali sono stati volutamente destinati.

E’ necessario e giusto ridonare identità a questi luoghi, rigenerandoli, riutilizzandoli e trasformandoli in beni culturali.

No, non voglio denunciare, voglio raccontare. L’ osservatore trarrà le sue conclusioni.

 

Torre di Manfria – Gela

COME E’ POSSIBILE SECONDO TE FAR PASSARE IL MESSAGGIO USANDO LA FOTOGRAFIA?

Il linguaggio visivo è un linguaggio immediatamente comprensibile, in grado di raggiungere un effetto comunicativo di forte impatto.

Un luogo abbandonato produce il vuoto, ecco perché ho scelto di mostrare queste architetture decadenti attraverso una grafica che definirei “apocalittica” e penso di essere riuscita nel mio intento proprio grazie a questo concept.

Il messaggio è che il vuoto però non deve essere necessariamente improduttivo, piuttosto deve lasciare spazio alla creatività per farne quel che ci pare.

NELLA VITA LAVORI COME ARCHITETTO, MA SEI DIVENTATA ANCHE UNA FOTOGRAFA, COSA RAPPRESENTA PER TE LA FOTOGRAFIA?

Per me la fotografia è una forma d’arte, rappresentare il mondo nella maniera in cui lo vedo.

E’ stato interessante fotografare architetture decadenti, abbandonate, e su questi luoghi della memoria realizzare il mio progetto visivo in grado di trasmettere emozioni e suggestioni e di scaturire riflessioni in chi lo guarda.

Attraverso la fotografia ho realizzato una mappatura di questi luoghi e spero di aver lanciato un messaggio forte e uno spunto per una discussione seria sulla rigenerazione e il riuso dei luoghi abbandonati di Gela.

Intervista realizzata da Alberto Maugeri

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Berlusconi: “Serve un piano Marshall per la Sicilia che preveda il Casinó di Taormina” https://aiacepress.it/berlusconi-serve-un-piano-marshall-la-sicilia-preveda-casino-taormina/ https://aiacepress.it/berlusconi-serve-un-piano-marshall-la-sicilia-preveda-casino-taormina/#respond Wed, 21 Feb 2018 20:40:48 +0000 https://aiacepress.it/?p=3355 Milano – Serve un piano Marshall per la Sicilia che preveda il Casinó di Taormina ed il ponte sullo stretto di Messina. Lo ha ribadito il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, durante questa campagna elettorale nazionale e lo aveva fatto nel corso di quella regionale. Adesso il tema è ritornato d’attualità nel corso di […]

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Milano – Serve un piano Marshall per la Sicilia che preveda il Casinó di Taormina ed il ponte sullo stretto di Messina. Lo ha ribadito il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, durante questa campagna elettorale nazionale e lo aveva fatto nel corso di quella regionale. Adesso il tema è ritornato d’attualità nel corso di un incontro con gli imprenditori organizzato da Assolombarda a Milano: “non sarà una coalizione come quella con cui sono andato rapidamente al governo e poi mi ha impedito di fare le cose: questa è una coalizione in cui c’è un programma, e il programma si deve assolutamente rispettare”. E ha aggiunto: “Posso dire che, essendo insieme da anni e governando Regioni importanti come Lombardia e Liguria, con Salvini e Meloni siamo sempre stati capaci di andare d’accordo e produrre un buon governo. Troveremo certamente un punto di incontro una volta seduti attorno al tavolo. E devo dire che il signor Matteo Salvini al tavolo è quasi un’altra persona rispetto a quella che fa campagna elettorale gradevole e ragionevole, molto concreto e razionale. Ed è anche milanista, il che non gusta mai”.

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