Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, il Governo ha trasmesso il documento a Bruxelles

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Roma – (di Alessandro la Spina) Dopo la definitiva approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza da parte del Parlamento, il governo ha provveduto ad inviarlo ufficialmente alla Commissione Europea. Composto da ben 337 pagine, il documento illustra le modalità con cui il nostro paese intende spendere le somme elargite attraverso il programma Next Generation EU, approvato lo scorso anno per garantire agli Stati membri colpiti dalla pandemia una progressiva uscita dalla crisi economica generatasi a causa dell’emergenza sanitaria. Gli stanziamenti previsti ammontano a complessivi 248 miliardi di euro, 191,5 dei quali arriveranno dai canali comunitari (122,6 mld sotto forma di prestiti, i restanti 68,9 come contributi), mentre altri 30 saranno assicurati da un apposito Fondo Complementare ed ulteriori 26 verranno impiegati per la realizzazione di opere specifiche. L’impatto delle misure, se realizzate correttamente e seguendo la tempistica programmata, sarà di 16 punti percentuali sulla crescita del Pil entro il 2026, che diventano 24 nelle aree del Mezzogiorno. Definito da Palazzo Chigi un intervento epocale, sicuramente il più importate dalla fine del Piano Marshall, il Pnrr prevede tutta una serie di riforme e investimenti, riassumibili in 6 missioni strategiche (e 16 componenti):

  • Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura, a cui vengono destinati 49,2 miliardi, stanziati per stimolare la crescita dimensionale delle imprese e investire in mercati ad alta tecnologia, con particolare riguardo allo sviluppo della banda ultralarga;
  • Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, probabilmente il capitolo più importante, che vedrà l’impiego di cospicue risorse (68,6 mld), necessarie a sostenere la trasformazione italiana nei settori dell’economia circolare, miglioramento energetico degli edifici, incremento delle fonti rinnovabili, filiera dell’idrogeno e rinnovo del trasporto pubblico locale. Previsti anche investimenti in opere miranti a rafforzare il sistema idrico e la lotta al dissesto idrogeologico;
  • Infrastrutture per la mobilità sostenibile, punto che prevede uno stanziamento di 31,4 mld, finalizzato alla realizzazione di una rete infrastrutturale moderna, rispettosa dell’ambiente e, soprattutto, estesa all’intero Paese. Progetti cardine sono l’estensione dell’alta velocità ferroviaria su scala nazionale, la costruzione di nuove linee regionali, il potenziamento dei porti e la digitalizzazione della catena logistica;
  • Istruzione e Ricerca, (31,9 mld) con fondi che serviranno all’edificazione di asili nido e scuole materne, oltre che all’implementazione di servizi riguardanti l’educazione e la cura dell’infanzia. Annunciato anche il risanamento strutturale degli edifici scolastici già esistenti e riforme riguardanti corsi di laurea e dottorati;
  • Inclusione e Coesione, (21,4 mld), avente l’obiettivo di semplificare la partecipazione al mercato del lavoro, investendo nello sviluppo di centri per l’impiego, imprenditoria femminile, rigenerazione urbana e interventi tesi a facilitare la vita delle persone disabili;
  • Salute, (18,5 mld), settore quanto mai bisognoso di grande attenzione, come dimostrato dalle vicende che hanno caratterizzato le diverse fasi emergenziali nell’anno appena trascorso. Linee d’azione principali sono quelle che mirano alla realizzazione di una migliore assistenza domiciliare e di prossimità, ricorso alla telemedicina, acquisto di nuove attrezzature, adeguamento antisismico degli ospedali e diffusione del fascicolo sanitario elettronico.

Il Pnrr prevede, inoltre, riforme nei campi della pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione normativa e concorrenza. Intervenendo alla Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha dichiarato che gli interventi pensati per affrontare il processo di cambiamento che ci attende, definiscono «la misura di quello che sarà il ruolo dell’Italia a livello internazionale, nonché la sua credibilità e reputazione di Stato fondatore UE e protagonista del mondo occidentale. Non è soltanto questione di reddito e benessere, ma di valori civili e sentimenti che nessuna tabella potrà mai rappresentare. Sbaglieremmo tutti a pensare che il Piano, pur nella sua storica importanza, sia solo un insieme di progetti, di numeri, scadenze, obiettivi. Nei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese».

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