Fao: “Prezzi mondiali dei prodotti alimentari in aumento per il decimo mese consecutivo”

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Roma – (Di Alessandro la Spina) Tra i settori produttivi che più influiscono sulla soddisfazione dei nostri bisogni primari vi è certamente quello agroalimentare, considerato, a buon diritto, come uno dei comparti a cui i decisori politici dovranno dedicare particolare attenzione nei prossimi anni. È innegabile, infatti, che le produzioni agricole vengono influenzate da tutta una serie fattori, i quali finiscono per avere, a lungo andare, un forte impatto sulla sussistenza di intere comunità. Si potrebbero citare, in proposito, il costante aumento della popolazione mondiale, il cambiamento climatico e la pandemia da Covid-19, senza dimenticare, ahimè, fenomeni speculativi di varia natura. Ciò provoca, inevitabilmente, pesanti fluttuazioni nei prezzi di quei generi alimentari che, spesso, costituiscono la base del sostentamento di tanti paesi. Secondo l’ultimo Report presentato dalla FAO, per il decimo mese consecutivo, lo scorso marzo, i costi delle derrate sono complessivamente aumentati in tutto il mondo. L’indice creato dall’organizzazione internazionale per rilevare le variazioni mensili ha registrato un incremento del 2,1% rispetto a febbraio. A determinare l’impennata sono stati i prezzi dell’olio vegetale, (+8%), e di soia, (caratterizzato da una domanda mantenutasi stazionaria, proveniente soprattutto dal comparto biodiesel). In crescita anche il valore monetario di alcuni prodotti molto diffusi, come i lattiero-caseari (+3,9%), e del latte in polvere, quest’ultimo condizionato dal forte balzo in avanti che ha interessato le importazioni nei paesi asiatici, in primis la Cina. Analogo trend si realizza nel settore della carne, con aumenti del 2,3%, eccezion fatta per quella bovina, mantenutasi stabile. Si registra una controtendenza, invece, nell’andamento dei costi legati ai cereali, ridottisi dell’1,8% se raffrontati allo scorso mese di febbraio, nonostante rimangano abbastanza alti in confronto a marzo 2020 (+26,5%). Il calo più significativo è quello relativo al grano, contraddistinto da una buona offerta realizzatasi a livello planetario. Diminuiti, infine, i prezzi di mais, riso e zucchero. Al termine di quest’anno, le scorte cerealicole mondiali sono, comunque, destinate ad abbassarsi dell’1,7% rispetto al periodo attuale, attestandosi su una quantità complessiva di 808 milioni di tonnellate, mentre il rapporto tra riserve disponibili e utilizzo totale, nel biennio 2020/2021, scenderà del 28,4%, valore più basso da sette a questa parte.

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