Confesercenti: E-commerce e restrizioni anti-Covid vera e propria “mazzata” per dettaglianti e pubblici esercizi

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Roma – (di Alessandro La Spina) Confesercenti lancia l’allarme sulle difficoltà attraversate dai negozi al dettaglio, danneggiati a causa dei provvedimenti restrittivi degli ultimi mesi, che hanno avuto l’effetto di far precipitare le vendite finendo per favorire il commercio elettronico. Secondo le stime effettuate dall’associazione di categoria, nel primo bimestre 2021 gli acquisti presso la grande distribuzione e le piccole superfici si sono ridotti, rispettivamente, del 3,8 e 10,7%, mentre le transazioni sui canali online hanno subìto un incremento del 37,2%. L’e-commerce registra un forte balzo in avanti proprio a partire dallo scorso ottobre, in coincidenza con l’adozione di misure finalizzate a frenare l’espansione del contagio da Covid-19. La stessa situazione si era già verificata, tra l’altro, durante la primavera del 2020, quando l’Italia fu soggetta al lockdown duro. Senza una decisa inversione di tendenza, si afferma in una nota stampa, «circa 70mila attività potrebbero cessare definitivamente nel 2021». A rischio sono soprattutto i 35mila esercizi collocati all’interno di centri e gallerie commerciali, i quali andrebbero opportunamente inseriti nel Piano Riaperture, prevedendo, al contempo, la possibilità di non chiudere nei fine-settimana, giornate in cui si realizza approssimativamente il 40% delle vendite. L’attuale divieto di rimanere aperti viene considerato un vero “cataclisma per il comparto”, una decisione che «ignora gli alti standard di sicurezza, dall’aerazione al controllo degli ingressi, generando una perdita di almeno 1,5 miliardi di euro per ogni weekend, in buona parte a vantaggio del canale di distribuzione online». Ma un certo scetticismo viene manifestato anche rispetto all’iter che, dal prossimo 26 Aprile, porterà a riaprire gradualmente una serie di pubblici esercizi. Secondo Giancarlo Banchieri, Presidente di Fiepet-Confesecenti, nonostante sia un bene aver iniziato a programmare la ripartenza, si sarebbe dovuto fare di più. Stante l’attuale sistema delineato dalle autorità di governo, la maggior parte dei locali che si occupano di somministrazione non può, praticamente, riprendere a lavorare: «meno della metà dei ristoranti ha a disposizione spazi esterni e nella stragrande maggioranza dei casi – in particolare nei centri storici – si tratta di dehors di dimensioni modeste. Quelli che ne sono privi, nei fatti, si troverebbero di fronte ad una proroga delle restrizioni, oltretutto indefinita, visto che non è stata annunciata alcuna data». Secondo il massimo esponente Fiepet, bisogna riprendere a dialogare, cercando soluzioni che siano veramente sostenibili per il settore. E con riguardo ai ristori economici afferma: «si continua a ragionare riferendosi al 2020, mentre sarebbe necessario concentrare gli sforzi anche sul sostegno alle imprese che continuano ad essere oggetto di misure restrittive nel 2021, come, appunto, i pubblici esercizi».

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